UNA NOTTE A NEW YORK


Paolo Luporini

Il 27 dicembre 2024, dopo un botto d'anni, sono tornato al cinema. Non so più da quanto non ci andassi, ma azzardo a dire che fu al Megacine per vedere Prince of Persia-Le sabbie del tempo. Era il 19 giugno del 2009. Me lo ricordo perché pagai il biglietto per sette amichetti di mio figlio per celebrare il suo compleanno. Alcuni ragazzini che uscivano gli dissero che c'erano delle scene che facevano paura ed allora lui non volle entrare. Quei sette entrarono senza di lui e si divertirono un sacco. Io, lui e sua mamma ci facemmo cambiare il biglietto e vedemmo invece nella multisala uno dei film dei tre scoiattolini che avevano una famosa band di successo. Ci piacque tanto. Io non ebbi mai più l'occasione di andarci. Prince of Persia lo comprai in DVD e ce lo vedemmo sul nostro TV. Invitammo degli amici.  Era un bel film. La pandemia del 2020 chiuse teatri e cinema per molto tempo e ci fu una grossa crisi delle sale e dei lavoratori dello spettacolo. Gli aiuti governativi mantennero in vita una parte di quell'industria ma la risposta degli spettatori fu insufficiente. Anch'io non ci ero più tornato. Il cinema ha forse resistito per i canali TV che ne trasmettono di nuovi ma ci sono pure il grave problema della pirateria e quello dello streaming abusivo. Ad essere sincero, non ci sono più andato dal 2009 per il costo alto del biglietto, per le condizioni migliori nella visione privata ed anche per titoli e programmazioni che non hanno mai suscitato un mio interesse che mi motivasse ad accedere ad una sala. Da qualche giorno avevo deciso di andare a IL NUOVO, a vedere UNA NOTTE A NEW YORK. Avevo capito che l'intero film era girato nella cabina di un taxi giallo e che la tratta era dall'aeroporto JFK sino ad un angolo di Manhattan. Un ingorgo avrebbe dilatato una fitta conversazione tra una giovane passeggera che poteva avere 24 o 34 anni e un maturo tassista un po' impiccione e troppo curioso. Qualche detrattore si era appigliato ad un cattivo doppiaggio di Sean Penn per giustificarsi di non voler vedere quel film, ma io sentivo che era il film dell'anno, almeno per me, e ho tenuto d'occhio i giorni e gli orari, che erano 15:15, 17:15, 19:15 e 21:15. C'è un link da tenere d'occhio, e la minaccia che quel cinema chiuda nel 2025 dovrebbe spingere tutti noi spezzini ad andarvi a vedere la sua morte del cigno. 

Cerchiamo invece di scongiurare la fine di quella magia. In una sala la visione si arricchisce di suggestioni magiche. Quel dialogo di poco meno di due ore è stato un'esperienza paragonabile a quella che è anche interattiva della nostra Biblioteca Vivente, ma da noi c'è più rispetto e più intensità. Non è una sfida da calcolare con un punteggio, si vince tutti.

Per vivere un'esperienza, non sono necessarie una corsa in taxi e nemmeno New York, basta trovarsi 

alle 21 il 17 marzo 2025 in via Oriana Fallaci, angolo Via Lunigiana, 

alla SMS Macchia Cappelletto, nella nostra città.

Poiché il 12 marzo mi opereranno di cataratta, lunedì 17 marzo sarò forse presente solo come ascoltatore di uno dei quattro libri umani ed il mio sarà sostituito dal libro umano:

NATALINO ALBERTI:
"LE ISOLE DI FERRO"
Piattaforme. Non solo ferro e gas. La lontananza da casa e il vivere comune in uno spazio ristretto. Nostalgia e tolleranza sono le nostre compagne quotidiane.
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